Il metodo Dog for life

L'approccio


L’approccio cognitivo considera la parte filogenetica e quella ontogenetica direttamente proporzionali a tal punto da affermare che la parte innata si conferma con la parte appresa e la parte appresa si realizza tramite la parte innata. Questa visione mette in luce una differenza fondamentale nel modo di vedere il cane considerando l’importanza che viene data alla parte appresa per la costruzione del soggetto adulto e quanta responsabilita’ assume chi lo deve guidare in questa crescita.

Secondo l’approccio empatico ogni individuo e’ unico. L’empatia e’ la capacita’ di comprendere lo stato d’animo altrui , sia che si tratti di gioia , che di dolore. Tale capacita’ fa parte dell’esperienza umana e di quella animale. Uomo e cane possono quindi percepire emozioni e pensieri reciproci entrando in sintonia. L’empatia e’ una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e al mondo dell’altro. E’ un’abilita’ sociale di fondamentale importanza e rappresenta uno degli strumenti base per una comunicazione interpersonale efficace e gratificante.

Sviluppo

Esperienza e arricchimento


Colui che segue il cane in questo sviluppo , e nel cane che vive con noi e’ l’umano ad avere maggiormente questo ruolo , deve conoscerne le caratteristiche , i bisogni, le motivazioni di specie e le peculiarita’ della razza e deve conoscere le caratteristiche soggettive per poterlo aiutare a crescere confermando il suo essere cane senza confusioni o incertezze. Per poter svolgere questo ruolo e’ necessario conoscere e riconoscere al cane un livello cognitivo che ne indirizza la sua capacita’ di apprendimento. Il comportamento del cane e’ quindi visto come il risultato  di stati interiori e mentali interdipendenti tra loro.  L’attivita’ mentale , struttura  del cervello , pensieri , emozioni, ambiente e relazioni si influenzano reciprocamente.

Sino ad oggi si e’ tenuto in poca considerazione l’importanza delle emozioni nell’apprendimento , nella formazione di un soggetto adulto o nelle modifiche dei comportamenti indesiderati e cio’ ha limitato anche la considerazione che si e’ avuta del cane, passando da uno stato di negazione della possibilita’ di viverle a un riconoscimento antropomorfo che li rende simili a noi allontanandoli dalla loro dignita’ di specie. Anche l’approccio gentilista , sviluppatosi in Italia negli anni’ 90,  si e’ dimostrato riduttivo , rispetto al potenziale cognitivo della mente del cane e del tipo di relazione che possiamo instaurare con lui. Certamente il metodo gentilista ha avuto il merito di aver steso le basi per un metodo di apprendimento che rende i cani gioiosi e vogliosi di apprendere.

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